Le ragioni (emotive) di Amleto

da Apr 17, 2018Articoli0 commenti

Nella maggior parte dei casi, quando ci troviamo alle prese con un dubbio riguardo a una scelta da compiere siamo indotti a fermarci a riflettere e soprattutto a cercare nuove informazioni o pareri. Se il dubbio riguarda questioni puramente quantitative e contingenti (se sia per esempio più conveniente acquistare un oggetto o un servizio piuttosto che un altro) questo atteggiamento può essere risolutivo: l’accesso alle informazioni mancanti ci mette il più delle volte in grado di soppesare meglio e scegliere nel modo più vantaggioso.
Può capitare, però, che non solo le informazioni o i pareri aggiunti non ci chiariscano affatto la direzione da prendere, ma addirittura che contribuiscano a confonderci le idee. E anche se, alla fine, abbiamo dovuto operare comunque una scelta, magari rimaniamo anche in seguito bloccati nel dubbio, mai convinti fino in fondo, continuando a chiederci se non fosse stata meglio quell’altra…
In questi casi, è inutile incaponirsi a cercare la soluzione in un ipotetico fattore finora sconosciuto che potrà (forse) aiutarci a prendere la giusta posizione. Anzi, tale ricerca, spesso lunga, tortuosa e affannosa, può rivelarsi una perdita di tempo o persino un ottimo modo per fare una scelta di cui poi potremmo pentirci. Perché dovrebbe essere chiaro che questo tipo di dubbio non è mai del tutto risolvibile dall’esterno, con l’accesso a nuove risorse, bensì dall’interno, dirimendo il timore sottostante.
Dietro i dubbi di ogni Amleto, infatti, c’è sempre la “banale” paura di sbagliare. Ma questa viene in realtà da molto lontano e da luoghi molto profondi dentro di noi, essendo figlia dell’istinto di autoconservazione.

Quando l’errore può costare la vita

Come tutte le situazioni che ci attivano una risposta emotiva, quella del dubbio, spesso in modo indipendente dall’entità e dall’importanza effettiva della scelta da compiere, può richiamare un momento critico, in cui prendere la giusta decisione può realmente mettere a repentaglio la nostra vita. Le emozioni si sono evolute con l’essere umano, e la capacità di soppesare istintivamente cosa sia meglio fare nelle circostanze in cui siamo alle prese con un’ambiguità o un’incertezza deve avere contribuito non poco a far sopravvivere la nostra specie. Continuare a inseguire le tracce ormai confuse di una preda o rinunciare e ritornare in un territorio sicuro; stabilirsi vicino a una fonte d’acqua ma con la possibilità di incrociare animali pericolosi, e così via: la nostra vita “in natura” è sempre stata costellata di scelte da fare e di dubbi da dirimere. La nostra componente emotiva di salvaguardia stabilisce che, di fronte a un dubbio, la cosa migliore da fare sia di fermarsi per raccogliere nuovi spunti e informazioni, diverse da quelle disponibili fino a quel momento. È l’atteggiamento più giusto e sano per sopravvivere nella jungla vera, ma può farci talvolta sprecare tempo ed energia nella jungla urbana e in quella ancora più intricata dei nostri pensieri e dei nostri valori morali.

Il rilascio emozionale del dubbio

Il nostro atteggiamento riguardo al dubbio può insomma avere una forte, anche se spesso misconosciuta, componente emozionale, che è utile prendere in considerazione quando ci impedisce di capire esattamente quale sia la scelta più utile, saggia e aderente alle nostre vere e più profonde intenzioni e al nostro benessere. In questo caso, dovremmo poter mettere momentaneamente da parte gli spunti emozionali che tendono a favorire il blocco dell’azione e lasciare che siano le nostre componenti più evolute e creative a prendere la parola.

Un sistema rapido e proficuo per ottenere questa chiarezza di intenti e di azione è di operare un rilascio emozionale riguardo alla paura sottostante. Con la tecnica FastReset® ciò è particolarmente – e spesso sorprendentemente – facile e veloce. Anche chi non ha particolare dimestichezza con questo metodo può seguire queste semplici istruzioni e osservare il risultato (maggiori informazioni sul nuovo libro dedicato alla tecnica FastReset®: Guarisci il tuo passato, cambia il tuo futuro, Edizioni Sperling & Kupfer, in uscita tra pochi giorni).

L’esercizio per chiarire il dubbio

Si tratta innanzi tutto di mettere a fuoco la sensazione di dubbio e, possibilmente, di percepirla soprattutto a livello fisico (spesso il dubbio viene avvertito alla testa o al petto). Il dubbio, generalmente, vuole operare la salvaguardia del soggetto tenendolo al riparo dal compiere un’azione “sbagliata” o impropria. La funzione emozionale del dubbio, quindi, è di bloccare la persona per impedirle di sbagliare. Si può a questo punto, sempre mantenendo il contatto con la propria sensazione di dubbio, formulare la frase di integrazione, che serve a mettere in luce le informazioni che normalmente non sono pienamente accessibili alla componente razionale e creativa del cervello durante la manifestazione dell’emozione. Può essere qualcosa del tipo: “Il mio dubbio mi vuole proteggere dal fare un passo falso e sbagliare/finire male/ averne un danno”. Poi si concentra tutta la propria attenzione sulle proprie mani, oppure sui piedi, per qualche secondo (ne bastano una decina). Questa semplice manovra di “distrazione” sposta momentaneamente le priorità d’azione nel cervello, per semplificare alquanto il concetto.

Dopo alcuni secondi, si può riconcentrare l’attenzione sul punto di partenza, ovvero sulla sensazione di dubbio: è cambiata? Quanto? Come? Se non è completamente sparita, si può ripetere l’esercizio. Se invece è cambiata, con ogni probabilità è emerso un ricordo significativo o una paura sottostante, di solito più profonda di quella di partenza (per esempio, di essere puniti se si sbaglia). In questo caso, si può proseguire l’esercizio lavorando su quanto emerso, sempre con l’obiettivo di rilasciare la quota accessoria di emozione che non è in quel momento funzionale al proprio benessere.

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Maria Grazia Parisi

Medico psicoterapeuta, ideatrice del metodo FastReset.