Frank viene da noi con la richiesta di essere aiutato a moderare la sua reazione di insofferenza nei confronti dei suoi bambini quando urlano e a gestire l’ansia relativa ai propri introiti, attualmente inferiori alle sue aspettative e alle necessità famigliari.

Capiamo subito che le due situazioni segnalate sono in realtà l’una causa dell’altra, cioè che la mancanza di guadagno lo mantiene in costante allarme, e che tale condizione lo rende più irritabile nei confronti dei figli. Consideriamo quindi di lavorare sulla seconda richiesta.
Frank ha lasciato da poco l’ultima azienda per cui ha lavorato, in seguito a un forte stress. Ora è alla ricerca di un nuovo lavoro, ma anche di nuove opportunità di esprimersi professionalmente. L’ansia di tornare a guadagnare a sufficienza, però, sta minando la fiducia nel futuro e nelle proprie possibilità di trovare qualcosa per cui valga la pena. È molto preoccupato per il futuro suo e della famiglia, e si sente costantemente sotto pressione.
Decidiamo di lavorare per prima cosa su vari episodi traumatici che costellano la sua vita lavorativa. Questo perché la permanenza del loro ricordo come “traccia neurale” nel sistema nervoso è in grado di condizionare indefinitamente la reattività dell’organismo e (in modo perlopiù inconsapevole) quella di compiere scelte o iniziative libere e razionali, anziché condizionate dalla “mente biologica” o emotiva. Quest’ultima è responsabile dell’influenza subconscia delle emozioni sul nostro pensiero, sul nostro umore e sul comportamento.

Meglio partire dall’inizio

Come da nostro protocollo, decidiamo che inizieremo a trattare e possibilmente trasformare gli episodi più antichi, per spostarci poi verso il presente.
L’episodio più vecchio che Frank riconosce come sconvolgente (e che non è necessario che ci racconti per intero) riguarda il suo rapporto con il capo di una delle prima aziende per cui ha lavorato. Il ricordo non sembra particolarmente disturbante, ma sappiamo che nel trattare una sequenza di eventi simili è necessario cominciare dal primo, indipendentemente dalla sua intensità attuale.

Decidiamo di applicare una tecnica usata nel FastReset, che chiamiamo di approccio al trauma. Consiste nell’invitare il soggetto a rivivere l’episodio o l’esperienza in questione immaginando che essi si presentino come una sequenza di immagini o un film, e a cui attribuisce un titolo di sua scelta. Non è quasi mai necessario che il conduttore conosca i dettagli dell’episodio, anche se talvolta ciò può aiutare a impostare meglio il lavoro. Il titolo costituisce, in pratica, il focus principale su cui andremo a lavorare. Costruiamo poi attorno a questo titolo una frase apposita per integrare le informazioni normalmente mancanti tra la mente emotiva e quella cognitiva nel momento in cui si è verificato l’episodio e procediamo quindi al trattamento.
La frase di integrazione spiega in sostanza lo scopo biologico e auto-protettivo dell’emozione stessa, di per sé automatica e ovviamente involontaria. È importante che tale passaggio di informazioni avvenga quando l’emozione è stata attivata, ovvero mentre il soggetto è in grado di percepirla, almeno in parte. Il FastReset® lavora infatti sulle associazioni evento-risposta emotiva, facilitando la loro modifica spontanea e permanente e una gestione più evoluta e consapevole.

Il trattamento

Poiché la maggior parte di tali episodi suscita emozioni di choc, amara sorpresa, sconcerto o simili, che in natura provocano una reazione di “congelamento” (freezing) anche solo momentaneo, nella frase di integrazione utilizzata dichiariamo che l’intento della reazione corporea è stato quello di proteggere e distaccare il soggetto da una situazione inaspettata, insormontabile e ingestibile.

Per il primo episodio Frank sceglie di intitolare la sua esperienza di choc: “Il mio capo è un bugiardo opportunista” e procediamo con la somministrazione della frase completa subito dopo aver ricontattato l’episodio e averne percepito l’effetto anche a livello fisico (cambiamenti nel respiro, senso di oppressione al torace, tensione muscolare in vari distretti corporei così via):
«Ho vissuto: “Il mio capo è un bugiardo opportunista” e il mio corpo mi ha protetto e distaccato da una realtà che non mi aspettavo e che non posso gestire né accettare». Segue uno spostamento completo e specifico dell’attenzione del soggetto per qualche secondo sulle mani (una peculiarità del FastReset) e una rivalutazione delle sensazioni ed emozioni che il ricordo dell’episodio è in grado di suscitare dopo l’esercizio proposto. L’esercizio completo dura circa un minuto. Alla fine, Frank riferisce di non percepire più l’emozione nel corpo, ma di avere ancora in mente la questione, sebbene meno incisiva rispetto a prima. In sostanza, l’evento su cui abbiamo lavorato non è ora più in grado di suscitare una risposta fisica nel corpo (in genere, se correttamente condotta, la trasformazione dell’associazione tra un’emozione e un evento che si ottiene con il FastReset è definitiva con un singolo trattamento).

Passiamo ora a trattare un altro momento critico nella sua vita lavorativa, quando uno dei responsabili della sua azienda gli sottopose una proposta di auto-licenziamento, malgrado fosse un elemento brillante del team e si impegnasse oltre misura nel lavoro. Frank alla fine non aderì, ma questa richiesta inaspettata gli provocò comunque un grande sconvolgimento, con una sfumatura anche morale, cioè un grave senso di ingiustizia.

Questa volta, il titolo è: “Perché proprio io?”. La frase utilizzata è simile a quella precedente in quanto la tecnica è la stessa:
«Ho vissuto: “Perché proprio io?” e il mio corpo mi ha protetto e distaccato da una realtà inaspettata, che non ho potuto controllare né gestire e che non posso accettare».
Questa volta, Frank riferisce un netto cambiamento nel respiro, decisamente più libero, e un senso di sollievo.

Cerchiamo ora un episodio più recente e probabilmente, per il suo vissuto, anche il più grave.
Non abbiamo bisogno di alcuna informazione aggiuntiva, ma ci basta sapere che nella penultima azienda in cui ha lavorato il suo capo era talmente odioso che una volta gli augurò intimamente di morire. Quando questo cattivo augurio, dopo poco, si realizzò sul serio e Frank lo venne a sapere, la sua prima reazione fu di gioia… Nel momento attuale, il sapere di avergli augurato di morire e che questo sia poi effettivamente successo gli provoca anche un sottile senso di colpa.

Prima di questo episodio (la morte del capo) trattiamo però, nello stesso modo, un ricordo particolarmente sgradevole che riguarda questa persona e che non ha bisogno di riferirci, il cui titolo è semplicemente “Fottiti!” (quando si applica il FastReset non occorre essere politicamente corretti, e ogni libera espressione verbale è benvenuta…).
Dopo questo breve esercizio, Frank si mostra decisamente sollevato, sente il suo respiro completamente libero e ha ripreso anche il suo colorito normale.

Rimane da trattare l’episodio della morte del capo, che ora non gli genera più alcuna colpa, benché non sia stata trattata direttamente («È umano, per un momento, avere provato gioia», ci spiega), ma piuttosto una certa sorpresa, tanto che decide di intitolare l’episodio: “Wow! Ha funzionato…”:
«Ho vissuto: “Wow! Ha funzionato…” e sono ancora vivo» (questa formulazione è una variante della frase con cui attuiamo l’approccio al trauma).
L’ultimo esercizio della nostra sessione riguarda un episodio di pochi mesi prima, quando si è sentito ingiustamente rimproverato e manipolato da alcune persone. Anche in questo caso, non occorre che ci racconti i particolari della cosa. Il titolo è per l’appunto: “Rimproverato e manipolato”.
Alla fine di questi ultimi esercizi, Frank appare completamente disteso e ritemprato, con il volto sorridente e lo sguardo limpido e brillante. Ci riferisce di sentirsi molto più fiducioso e desideroso di rimettersi in gioco, e grato per le opportunità che gli si potrebbero presentare. Il suo umore sembra molto più sollevato, e persino la sua postura appare più rilassata e aperta.

Epilogo

Dopo alcune settimane, incontriamo di nuovo Frank. All’inizio, stenta persino a ricordare il motivo per cui aveva inizialmente richiesto il trattamento! Gli ricordiamo che il problema era relativo ai vecchi casi di mobbing e al suo perdere la pazienza con i suoi tre bambini quando non lo stavano ad ascoltare. Riconosce che questi problemi lo avevano parecchio disturbato, ma oggi non è più così. Ha ripreso la ricerca del lavoro, ma stavolta con fiducia ed entusiasmo, e in modo senz’altro più rilassato. Ripensando alle situazioni trattate, non avverte più la minima rabbia o ansia. Riguardo alle prospettiva professionali, afferma: «Forse è persino un po’ preoccupante quanto poco io mi senta preoccupato al riguardo… In ogni caso, ho delle ottime sensazioni riguardo al potermi ricollocare e sono totalmente libero da ansie particolari. Non sono mai stato una persona paurosa ma, naturalmente, conosco le aspettative della nostra società: per il momento, comunque, non mi importano più di tanto. Sinceramente, la motivazione di trovare il classico lavoro sicuro non è più nelle mie corde. L’ultima volta che ho cercato un nuovo lavoro ero veramente sotto pressione, non ero per niente rilassato emotivamente e la mia paura ha fatto sì che io non avessi un giudizio obiettivo verso di esso: l’avevo percepito più positivo di quello che era in realtà, quindi non sono stato in grado di prendere una decisione sensata quando le cose si sono rivelate diverse dalle mie aspettative. Adesso è tutto diverso».

Riferisce anche che, da dopo il trattamento, ha notato di rispondere in modo più calmo alle situazioni stressanti con i figli, quando litigano tra loro o combinano qualche guaio. Ora, per esempio, interviene quasi subito, e riesce a farlo in modo benevolo, mentre prima spesso si tratteneva fino ad esplodere. La situazione in famiglia è quindi migliorata notevolmente. Non avverte nemmeno più quella certa quota di aggressività di fondo che lo stava caratterizzando, non si arrabbia più così facilmente, e si calma anche molto più velocemente di prima. Quindi, anche se ancora non ha ancora ripreso a fare sport quanto ne faceva in passato – la sua valvola di sfogo preferita – sente di avere decisamente la situazione più sotto controllo. Per sua gioia e soddisfazione, infine, i suoi bambini adesso sembrano anch’essi avere migliorato il loro comportamento e umore (qui deve avere contribuito anche il trattamento fatto ad una delle figlie da un altro operatore).

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